sabato 9 agosto 2014

6 poesie di ANGELO MARIA RIPELLINO





da Notizie dal diluvio
Cresce dal bianco e nel bianco si scioglie,
così da non essere né da esser cresciuto,
eppure cresce e non potrà farsi nero,
né oggetto né limite, e non avrà mai volume.
Di bianco in bianco, appena percettibile
solo ad occhi invaghiti, filiera di luce,
che avvampa e si affioca in uno spazio infinito,
che sorge ed annega in un precipizio prospettico,
timidezza che nega persino i vezzeggiamenti,
che preferisce l’assenza alla cattura,
fuga in filigrana, galassia con frange di lacrime,
disperatissimo imbroglio: un amore che dura
ormai da vent’anni.
*
Qui dentro io sono il sovrano
e mi appartengono tutti i colori:
l’azzurro del cielo-gabbiano,
l’inchiostro del mare spurgato da un pòlipo,
e le gialle campànule di un cotone stampato,
e il rosso sudore dell’arida terra,
e l’àureo torrente delle foglie autunnali.
Tutto ciò mi fu dato e sottratto e ridato
nel mio zoppicante destino, nella mia eterna guerra
per sopravvivere, in questo trèmito di acetilene,
e per troppe volte gli ho detto addio,
ben sapendo che tutto sarebbe durato
anche senza di me, anche se mi appartiene,
anche se non è mio.
*
da Sinfonietta  
Un giorno sarai abbandonato,
come un riccio sull’orlo di una strada campestre.
Andrai qualche volta in cucina,
a chieder molliche
alla loro arroganza, umiliato.
Sei zavorra, sei molesto,
con quelle spine spuntate inutili,
sei cosa da regalare alle ortiche,
da mettere in un vecchio cesto,
da coprire di sputi.
*
da Lo splendido violino verde  
Guai a chi si costruisce il suo mondo da solo.
Devi associarti a una consorteria
di violinisti guerci, di furbi larifari,
di nani del Veronese, di aiuole militari,
di impiegati al catasto, di accòliti della Schickeria.
E ballare con loro il verde allegro dello sfacelo,
le gighe del marciume inorpellato,
inchinarti dinanzi ai feticci della camorra,
come Abramo dinanzi al volere del cielo.
Guai a chi sta sulla terra è sprovvisto di santi,
guai a chi resta solo come un re disperato
fra neri ceffi di lupi digrignanti.
*
Si cruccia della solitudine e aspetta
sempre un cugino dal Paraguay,
un dottor Jazz con la sua Bugatti cachettica,
che non verrà mai.
Rifugge il viavai della folla, il demonio demaniale,
ma poi gli piace la melassa della massa,
tuffarsi nella sua lurida colla, nel suo carnevale.
I farisei lo innaffiano di chiacchiera,
ne ha uditi di bacalari.
Nel brago del vaniloquio si inzàcchera.
Che fiera di osei, che Canaria.
Clichés in crespo di China si inchinano e parlano
di pudicizia, di amore, di patria, di Onassis.
Eppure ho bisogno di Luoghi Comuni, di ciarla,
di musichette al glucosio, di gàrrule tortore
di calabroni saccenti, di contrabbassi,
di tutto il bailamme che tiene a bada la morte.
*
Resta con me, non andartene.
Già bolle il caffè turco della notte eresiarca,
come azzurre fiammelle di ponce sfavillano
le lampadine giranti del Luna Park.
Non affogare nel ròtor, nel grinzo
gorgo dei casamenti impazziti,
dove scurrili bellocce si impinzano
di fricandò e di soffritti.
A tante storie consunte si aggiunga anche questa, –
ma resta,
furbastra barbiera e giumenta:
imbrattami di noia, di falsa gioia,
di paroline spumose e posticce,
perché, come in tempi lontani, io mi senta
stupidamente felice.
ANGELO MARIA RIPELLINO

martedì 15 luglio 2014


O POETA               a Roberto Longhi


o poeta, che navighi in incognito
nel largo mare dei segreti
e che mai dirai cosa vedi veramente
per pudore
per pigrizia
per non farti deridere.
tu sei l'idiota di cui tutti hanno bisogno
per non confessarsi 
al loro stesso miracolo
e farsi mettere in galera.
o poeta, tu sei il parafulmine
di tutti i paradisi che falliscono
per pura demenza.
eppure tu sei sempre allegro
e sembra quasi 
che tu non esista nemmeno,
ma esisti perché vai al rogo
in quel lago di fiamme
di tutti i segreti di quel resto di matti
che non vogliono essere felici
solo perché qualcuno gliel'ha proibito.
Giuseppe D'Ambrosio



VECCHIO HOTEL

con l`insonnia di un amore mai pianto abbastanza           
guardo la luce di una luna impazzita di solitudine
sul terrazzo del vecchio hotel
 affacciato alle tue invisibili
mani fragili come cristalli
  siedo nel deserto azzurro
ho le ultime spine delle tue ali di musica
i tuoi capelli mi sognano come ricordi infelici
ora la tua dolcezza si confonde al chiarore
di un alba
e sognano i tuoi occhi cosi lontani come strane
stelle
ROBERTO LONGHI




UN BAMBINO POVERO

mi abbraccia un bambino povero sulla via di Pokhara                                                    illuminato dalla gioia mi regala un minuto d`amore                                                   un sorriso limpido di pioggia io  gli regalo una collana                                                   di rudrasha e canto oltre le nuvole di questa solitudine                                               con silenti albe sulla punta delle dita arpeggio una                                                     chitarra nella valle dei poeti dove il pianto dipinge cuori
di pura trasparenza con l`azzurro folle del giorno
ROBERTO LONGHI



ANTICHE CONTADINE NEPALESI

sui marciapiedi del sonno evanescenti flauti di venditori ambulanti
mi rapiscono dove le sponde del lago bagnano gli strani fiori dei ricordi
e le pesanti ceste di papaye gravano 
sulle schiene delle antiche contadine nepalesi 
sempre in cammino sulle vie come mandrie
assetate mi guardano con occhi scuri di caldo sudore e gridano
sotto le ali verdi di alberi secolari con voci sanguinanti
si spezzano i sogni di miele sotto il peso di un altro giorno
si spezzano le melodie sopra i sentieri fangosi delle risaie
le mucche ancora aprono i solchi di queste terre come
lente lacrime portano il il giogo fino al tramonto con
un sorriso fradicio di stanchezza i vecchi ancora fumano
un`altra sigaretta
ROBERTO LONGHI


giovedì 8 maggio 2014

Dante

BAI JUYI



Bai Juyi, il poeta che guidò la 'nuova campagna dei versi'. (Jessica Chang/Epoch Times)

«Il fuoco rosso lampeggia nel forno, 
e riflette nel nuovo, verde e profumato vino. 
Un quadro caldo e meraviglioso, 
nel freddo inverno, tutto è tranquillo. 
La neve in serata sembrava essere caduta, 
e mi chiedo se il migliore amico vorrebbe venire 
e per chiacchierare con me con del vino nuovo?»
BAI JUYI

venerdì 18 aprile 2014

milano san cristoforo

Non c'è atto di libertà individuale più splendido che sedermi a inventare il mondo davanti ad una macchina da scrivere.
-- Gabriel García Márquez 

QUANDO QUANDO

L'ULIVO PIU' VECCHIO DEL MONDO

giorno felice

ANDREA ZANZOTTO
Elegia pasquale
Pasqua ventosa che sali ai crocifissi
con tutto il tuo pallore disperato, 
dov'è il crudo preludio del sole?
e la rosa la vaga profezia?
Dagli orti di marmo
ecco l'agnello flagellato
a brucare scarsa primavera
e illumina i mali dei morti
pasqua ventosa che i mali fa più acuti
E se è vero che oppresso mi composero
a questo tempo vuoto
per l'esaltazione del domani,
ho tanto desiderato
questa ghirlanda di vento e di sale
queste pendici che lenirono
il mio corpo ferita di cristallo;
ho consumato purissimo pane
Discrete febbri screpolano la luce
di tutte le pendici della pasqua,
svenano il vino gelido dell'odio;
è mia questa inquieta
gerusalemme di residue nevi,
il belletto s'accumula nelle
stanze nelle gabbie spalancate
dove grandi uccelli covarono
colori d'uova e di rosei regali,
e il cielo e il mondo è l'indegno sacrario
dei propri lievi silenzi.
Crocifissa ai raggi ultimi è l'ombra
le bocche non sono che sangue
i cuori non sono che neve
le mani sono immagini
inferme della sera
che miti vittime cela nel seno.

giovedì 27 marzo 2014

BETTY PAGE

FRANCO FORTINI

FRANCO FORTINI

Parabola

Se tu vorrai sapere
chi nei miei giorni sono stato, questo
di me ti potrò dire.
A una sorte mi posso assomigliare
che ho veduta nei campi:
l'uva che ai ricchi giorni di vendemmia
fu trovata immatura
ed i vendemmiatori non la colsero
e che poi nella vigna
smagrita dalle pene dell'inverno
non giunta alla dolcezza
non compiuta la macerano i venti.


1953


HER

mercoledì 19 marzo 2014

BILL KNOTT

 “my poetic career is nugatory … no editor will countenance my work; i’ve been forced to self-publish my poetry in vanity volumes; i am persona non grata and universally despised or ridiculed by everyone in the poetry world.”
BILL KNOTT
BILL KNOTT

martedì 4 marzo 2014

PASOLINI


"Non si lotta solo nelle piazze, nelle strade, nelle officine, o con i discorsi, con gli scritti, con i versi: la lotta più dura è quella che si svolge nell'intimo delle coscienze, nelle suture più delicate dei sentimenti."

Pier Paolo Pasolini


lunedì 17 febbraio 2014

PASOLINI

ORSON WELLS E PASOLINI

PASOLINI

EZRA POUND E PASOLINI

PASOLINI

FELLINI E PASOLINI

PASOLINI

PASOLINI

PASOLINI A NEW YORK

PASOLINI A NEW YORK




PASOLINI

PASOLINI

PASOLINI

Se qualcuno mi chiede
(e qualcuno me lo chiede) dove vado con me
risponderei di non saperlo.
Ho avuto fin nel ventre materno,
con la gioia, questa sicurezza in una
vera, assoluta, inconoscibile irrealtà.

Pier Paolo Pasolini


PASOLINI

PASOLINI

«Siamo stanchi di diventare giovani seri o contenti per forza, o criminali, o nevrotici: vogliamo ridere, essere innocenti, aspettare qualcosa dalla vita, chiedere, ignorare. Non vogliamo essere subito già così senza sogni».

Pier Paolo Pasolini, “La meglio gioventù”


PASOLINI

PASOLINI

Non si lotta solo nelle piazze, nelle officine, o con i versi: la lotta più dura e quella che si svolge nell’intimo delle coscienze, nelle suture più delicate dei sentimenti.

Pier Paolo Pasolini


PASOLINI

Ch'io possa esser dannato 
se non ti amo. 
E se così non fosse 
non capirei più niente. 

Tutto il mio folle amore
lo soffia il cielo
lo soffia il cielo... così.
Ah! Malerba soavemente delicata
di un profumo che dà gli spasimi!
Ah! ah! tu non fossi mai nata!

Tutto il mio folle amore
lo soffia il cielo
lo soffia il cielo... così.
Il derubato che sorride
ruba qualcosa al ladro,
ma il derubato che piange
ruba qualcosa a se stesso.

Perciò io mi dico
finché sorriderò
tu non sarai perduta.

Ma queste son parole
e non ho mai sentito
che un cuore, un cuore affranto
si cura con l'udito.
Tutto il mio folle amore
lo soffia il cielo
lo soffia il cielo... così.

{Che cosa sono le nuvole? - Pier Paolo Pasolini}


BERTOLUCCI, GODARD E PASOLINI

PASOLINI

PASOLINI

PASOLINI

PASOLINI

«L’uomo tende a addormentarsi nella propria normalità, si dimentica di riflettersi, perde l’abitudine di giudicarsi, non sa più chiedersi chi è. È allora che va creato artificialmente, lo stato di emergenza: a crearlo ci pensano i poeti. I poeti, questi eterni indignati, questi campioni della rabbia intellettuale, della furia filosofica».

Pier Paolo Pasolini