"Come 'spiaggia privata'? Quelle due le ha fatte passare..."
"Ma non l'hai visto quanto so' bone?"
martedì 15 agosto 2017
È arrivato anche Ferragosto, una festa malinconica, cerco da anni di capire perché sia questo per me..
Buon Ferragosto! Ricordando che non si tratta della festa della parmigiana sotto l'ombrellone e delle sbronze, ma dell'Assunzione di Maria Vergine in Cielo, il mio augurio va esclusivamente alle persone pulite di cuore!
Non è facile trovarle nella società odierna, fatta di invidia, arrivismo, narcisismo, mancanza di rispetto, ipocrisia... di ragazzini che filmano i coetanei mentre muoiono... e di tanto altro squallore... per questo spero che i raggi di questo Sole arrivino diretti all'animo di chi merita Calore!
Vedo tanto rumore e poca reale felicità... gioia irrisoria mentre gli scatti felici nascondono tradimenti; sorrisi tra amici, mentre i pettegolezzi sono il reale menù del giorno... credenti o no, che l'Assunzione sia simbolo di rinascita e di Amore verso le cose Vere
Non è facile trovarle nella società odierna, fatta di invidia, arrivismo, narcisismo, mancanza di rispetto, ipocrisia... di ragazzini che filmano i coetanei mentre muoiono... e di tanto altro squallore... per questo spero che i raggi di questo Sole arrivino diretti all'animo di chi merita Calore!
Vedo tanto rumore e poca reale felicità... gioia irrisoria mentre gli scatti felici nascondono tradimenti; sorrisi tra amici, mentre i pettegolezzi sono il reale menù del giorno... credenti o no, che l'Assunzione sia simbolo di rinascita e di Amore verso le cose Vere
La mia vita? ll mattino mi alzo alle cinque.
Abbiamo quattro bestie.
Gli do’ da mangiare e da bere
poi do il latte al vitello
Franco munge le vacche
Io non tolgo il letame e non taglio l’erba
Faccio tutto il resto
Questo lavoro mi piacerebbe
se solo rendesse qualche soldo
Invece.
Forse avevano ragione le mie amiche
mi dicevano sei matta?
Tu che hai il mestiere di pettinatrice
Sposi un contadino?
Esempio
Avevamo piantato i piselli
poi a sorpresa è venuta una gelata
cosi non é venuto niente
Poi non abbiamo avuto i soldi
per le scarpe che si comprano a Pasqua
Io non volevo sposarmi cosi presto
ma qui le ragazze devono uscire
dalla casa perché é il figlio maschio
che si sposa e resta coi genitori
per questo noi sorelle siamo tutte spose
Anche la Rosetta che ha diciotto ann
Abbiamo quattro bestie.
Gli do’ da mangiare e da bere
poi do il latte al vitello
Franco munge le vacche
Io non tolgo il letame e non taglio l’erba
Faccio tutto il resto
Questo lavoro mi piacerebbe
se solo rendesse qualche soldo
Invece.
Forse avevano ragione le mie amiche
mi dicevano sei matta?
Tu che hai il mestiere di pettinatrice
Sposi un contadino?
Esempio
Avevamo piantato i piselli
poi a sorpresa è venuta una gelata
cosi non é venuto niente
Poi non abbiamo avuto i soldi
per le scarpe che si comprano a Pasqua
Io non volevo sposarmi cosi presto
ma qui le ragazze devono uscire
dalla casa perché é il figlio maschio
che si sposa e resta coi genitori
per questo noi sorelle siamo tutte spose
Anche la Rosetta che ha diciotto ann
da "L'anello forte" e "il mondo dei vinti" di Nuto Revelli
Tutto mi andava male, quell'estate e, come venne Ferragosto, mi trovai a Roma senza amici, senza donne, senza parenti, solo. Il negozio dove ero commesso era chiuso per le ferie, altrimenti, dalla disperazione, pur di trovare compagnia, mi sarei perfino rassegnato a vendere i saldi estivi, mutande, calze, camicie, tutta roba andante. Così, quella mattina del quindici, quando Torello mi venne a strombettare sotto la finestra e poi mi invitò a andare con lui a Fregene, pensai : "E antipatico, anzi è odioso... ma meglio lui che nessuno" e accettai di buon grado.
Alberto Moravia
Scherzi di Ferragosto
Alberto Moravia
Scherzi di Ferragosto
NUVOLE DI MARE OGGI NEL CIELO DI MILANO
oggi a Milano stranamente arriva aria di mare,
sarà la poesia,
il sogno, chissà,
ma si sta bene in questa estate povera
ma sempre così piena di libri...
le nuvole oggi fanno pensare perfino alla Grecia lontana
e alle sue antiche repubbliche
così orgogliose dei loro poeti e filosofi...
anche Milano è così, amis...
se ancora si mantiene la fiducia del pensare semplice...
e si guarda ogni tanto in alto...
a guardare come oggi queste belle nuvole
che vengono da così tanto lontano...
portando fino a noi una così bella aria di libertà...
e di sempre possibile contentezza...
GDA
oggi a Milano stranamente arriva aria di mare,
sarà la poesia,
il sogno, chissà,
ma si sta bene in questa estate povera
ma sempre così piena di libri...
le nuvole oggi fanno pensare perfino alla Grecia lontana
e alle sue antiche repubbliche
così orgogliose dei loro poeti e filosofi...
anche Milano è così, amis...
se ancora si mantiene la fiducia del pensare semplice...
e si guarda ogni tanto in alto...
a guardare come oggi queste belle nuvole
che vengono da così tanto lontano...
portando fino a noi una così bella aria di libertà...
e di sempre possibile contentezza...
GDA
lunedì 14 agosto 2017
FERRAGOSTO QUAGGIU' IN CITTA'
quasi nessuno e nessuna trippa,
anche i gatti s'arrangiano come possono,
chi è qui a Milano ha da fare veramente
e non sciacqua marmitte tanto per passare il tempo,
un grosso lavoro, un guaio, un bene infinito.
passa il tempo
e ogni festa col da fare rimane sempre senza colpa,
con l'ora sempre piena e il piatto mezzo vuoto,
cade l'acqua e il vino se ne rimane frizzantino,
si aspetta il traditore, il caruso e il procugino.
ferragosto si vuole polposo, birbante e un poco losco.
va bene, ma noi siamo in città,
mio figlio ha perso i soldi
e indovinate un po' chi glieli darà.
intanto il mare se ne sta al mare
e la montagna in montagna,
nessuno che abbia la bella idea
di portare un bel ferragosto quaggiù in città,
le belle querce frondose e fresche
se l'è prese chissà quale lago laggiù in provincia
e l'ultimo sole sulla spiaggia
se l'è comprato un gelataio per fare affari
fino all'ultimo proprio oggi che è ferragosto.
il mio tram non passa più
perché con l'anima cupa s'è ubriacato di venti caldi
ogni operaio a lavorare quaggiù in città,
ognuno è sparito al bar a farsi un cicchetto ghiacciato,
e penso che nessuno più ormai si farà vedere.
io torno a casa e mi faccio 3 uova fritte
con un pezzo di cipolla, 2 pomodori e una foglia di basilico.
cesare non sarò e nemmeno augusto
ma superba è sempre Milano e chi ci abita o almeno vista,
se non fa festa il giorno di festa
se ne trionfa da solo seduto al tavolo a lavorare...
GIUSEPPE D'AMBROSIO ANGELILLO
domenica 13 agosto 2017
spaghetti o bucatini all'umbriaco
Soffriggi la salsiccia a pezzettini con un po' d'aglio e sfumala con il vino bianco, poi aggiungi i pomodorini e il basilico. Unisci i bucatini al sugo e spolverali con la grana, servili con foglie di rucola, scaglie di grana e basilico fresco.
Pitigliano è un comune italiano di 3 867 abitanti della provincia di Grosseto in Toscana.
Il caratteristico centro storico è noto come la piccola Gerusalemme,
martedì 8 agosto 2017
ho messo la filosofia del pollo nel forno
con patate e cipolle,
e quando è cotta
l'ho scodellata nel piatto di Michele,
un'intera tiella per lui solo,
si sazierà come promesso.
Dio mette strani pensieri nella mente di un padre,
come quello di mettere tutto nel piatto del figlio
e di non mangiare per nulla lui,
sono pensieri che non dicono nemmeno,
e infatti pochi li conoscono,
il padre non mangia
vive di molliche come gli uccellini di mattina,
i denti bianchi come avorio invece
sgranocchiano tutti contenti,
di cosa sarà contento il padre lo saprà solo lui,
se pure ci pensa.
gli basterà il sorriso della pentola
quando la laverà.
GIUSEPPE D'AMBROSIO ANGELILLO
con patate e cipolle,
e quando è cotta
l'ho scodellata nel piatto di Michele,
un'intera tiella per lui solo,
si sazierà come promesso.
Dio mette strani pensieri nella mente di un padre,
come quello di mettere tutto nel piatto del figlio
e di non mangiare per nulla lui,
sono pensieri che non dicono nemmeno,
e infatti pochi li conoscono,
il padre non mangia
vive di molliche come gli uccellini di mattina,
i denti bianchi come avorio invece
sgranocchiano tutti contenti,
di cosa sarà contento il padre lo saprà solo lui,
se pure ci pensa.
gli basterà il sorriso della pentola
quando la laverà.
GIUSEPPE D'AMBROSIO ANGELILLO
domenica 6 agosto 2017
ROMANZI INESISTENTI
lungo 24 ore, puntata dopo puntata,
col tutto il tempo di chiedere al nostro cuore
che ne pensa, se è bello se è brutto
se fa ridere se fa piangere,
ma con la testa noi per tutto questo tempo
non facciamo che chiedere alla notte
come risolvere tutti i nostri guai,
come venirci incontro con le nostre lamentele,
di indicarci il posto giusto
dove indirizzare le nostre micidiali irrinunciabili obiezioni,
e cosa ci risponde la notte?
"Ma non vedete, amici miei,
come sono tutta quanta meravigliosamente illuminata
anche io che sono nientemeno che la notte?"
Certo abbiamo tutti quanti noi bisogno
di venire consolati e confortati nei più neri momenti,
ma come avremmo necessità più che altro
nel nero momento che qualcuno ci indichi
dov'è la luce,
soprattutto quando la luce non siamo capaci di vederla più
perché davvero non c'è più-
Ma noi insistiamo così caparbiamente
di vedere con la testa,
quando invece la luce è proprio con il cuore
che si riesce a scorgere nella sua estrema potenza.
Ma molti di noi prediligono molto di più la stupidità
che l'amore, che pure ci ha dato tutto.
GIUSEPPE D'AMBROSIO ANGELILLO
venerdì 14 ottobre 2016
Gli anni più belli della mia vita li ho trascorsi in manicomio. Li’ non scrivevo più, ma ho imparato cos’è l’amore, che e’ molto più grande della poesia. Lì nessuno si lamentava, nonostante si soffrisse molto. Ed e’ stata una felicita’ per noi tutti, l’accorgersi del dolore dell'altro. E’ questo l’amore che intendo. Mi infastidisce la curiosità, l’infelicità degli altri, la lagnosità. Io non ho mai desiderato il mio compagno di cella, ma gli ho voluto molto bene. Ultimamente, uno di loro mi ha chiamata dicendo: “ mi vien da piangere, adesso che sei diventata celebre, non per amore, ma perchè non ti ricordi più di quando ti coprivo le spalle”.
Alda Merini
Alda Merini
DARIO FO eclettico...
Carlo Magno, la cassoeula e la vendetta dei lumbard
Se c' è un piatto che incarna l' anima e lo spirito dei milanesi, questo è la cassoeula detto in antico caza. Gli ingredienti principali di questo piatto sono le verze nere e alcune radici profumate, quindi le parti meno nobili del maiale come la cotenna, i piedini, la testa e soprattutto le costine. Quando ero ragazzino, mi ricordo che lo si cucinava solo nelle grandi occasioni e devo dire che mia madre era di una bravura incredibile: i miei amici si informavano del giorno in cui lo preparava per farsi invitare. I racconti della tradizione popolare ci restituiscono un fatto davvero spassoso e al tempo stesso drammatico: una storia degna di Pantagruel sull' origine della cassoeula che risale all' epoca di Carlo Magno e della sua discesa in Italia, anno 773, quando venne a sconfiggere definitivamente i Longobardi. Una volta vinto l' esercito di Desiderio, ai lumbard di tutta la piana del Po, primi fra tutti i milanesi, volle infliggere una umiliazione spietata: ordinò ai vinti di costruire un arco di trionfo in suo onoree di leccare la pietra finché risultasse pulitae sbiancata. Finito l' arco, qualcuno gli mise in testa di sfidare i lombardi su un altro terreno, la cucina. C' era all' epoca la vulgata che i lombardi fossero cuochi straordinari in grado di cucinare pietanze luculliane con ingredienti poveri. «Improvvisatemi un piatto dei vostri: ma attenti a voi, se non è davvero eccezionale vi faccio mozzare la testa!». Di ingredienti per cucinare non ce n' erano più. I lumbard cercarono nei borghi intorno, scendendo nelle conserve, cioè dentro ghiacciaie ante litteram, pozzi a forma di coni rivoltati, nel cui fondo, grazie alla neve portata dai monti, si riusciva a conservare per mesi le carni e i pesci. Visitarono tutte le conserve, raschiando i fondi per trovare un po' di pezzi di maiale. Poi nei boschi trovarono verdure selvatiche, cipolle e soprattutto la verza nera. Quindi, ungendo il tutto di sugna, cominciarono a mescolare quell' intruglio dentro pentoloni per ore. Carlo Magno stava lì appresso ad annusare il profumo. Si sedette alla mensa già inebriato da quell' odore. Cominciò ad inghiottirne qualche pezzo e ne rimase estasiato. «Fatene ancora per stasera», ordinò. I milanesi a quel punto, vollero vendicarsi: «Non possiamo - risposero - non c' è carne perché gli animali di sera non si fanno vedere». «Che animali?», chiese Carlo Magno. «Topi, meglio pantegane!», dissero i milanesi infilzando sontuosi pezzi di stracotto. «La cassoeula si fa con le pantegane?», chiese Carlo emettendo rutti da imperatore. «Sì, più qualche gatto e cani randagi». Con un urlo el maior dei Franchi decise di impiccarli tutti. Lo bloccò il suo consigliere, un saggio a cui dava sempre retta: «Carlo, non farlo! Se li impicchi, girerà voce che li hai condannati per vendicarti dell' affronto d' averti fatto gustare pantegane, gatti e cani bastardi e tu non ci faresti una bella figura. Mostrati soddisfatto e fingi di leccarti le labbra per il gusto e invita tutti i tuoi a mangiarne a strozzo. Vedrai che nessuno poi avrà mai il coraggio di parlarne». Carlo il Grande alzò la brocca colma di vino e urlò: «Evviva! Brindiamo alla cassoeula, regina di tutte le leccornie!»
Se c' è un piatto che incarna l' anima e lo spirito dei milanesi, questo è la cassoeula detto in antico caza. Gli ingredienti principali di questo piatto sono le verze nere e alcune radici profumate, quindi le parti meno nobili del maiale come la cotenna, i piedini, la testa e soprattutto le costine. Quando ero ragazzino, mi ricordo che lo si cucinava solo nelle grandi occasioni e devo dire che mia madre era di una bravura incredibile: i miei amici si informavano del giorno in cui lo preparava per farsi invitare. I racconti della tradizione popolare ci restituiscono un fatto davvero spassoso e al tempo stesso drammatico: una storia degna di Pantagruel sull' origine della cassoeula che risale all' epoca di Carlo Magno e della sua discesa in Italia, anno 773, quando venne a sconfiggere definitivamente i Longobardi. Una volta vinto l' esercito di Desiderio, ai lumbard di tutta la piana del Po, primi fra tutti i milanesi, volle infliggere una umiliazione spietata: ordinò ai vinti di costruire un arco di trionfo in suo onoree di leccare la pietra finché risultasse pulitae sbiancata. Finito l' arco, qualcuno gli mise in testa di sfidare i lombardi su un altro terreno, la cucina. C' era all' epoca la vulgata che i lombardi fossero cuochi straordinari in grado di cucinare pietanze luculliane con ingredienti poveri. «Improvvisatemi un piatto dei vostri: ma attenti a voi, se non è davvero eccezionale vi faccio mozzare la testa!». Di ingredienti per cucinare non ce n' erano più. I lumbard cercarono nei borghi intorno, scendendo nelle conserve, cioè dentro ghiacciaie ante litteram, pozzi a forma di coni rivoltati, nel cui fondo, grazie alla neve portata dai monti, si riusciva a conservare per mesi le carni e i pesci. Visitarono tutte le conserve, raschiando i fondi per trovare un po' di pezzi di maiale. Poi nei boschi trovarono verdure selvatiche, cipolle e soprattutto la verza nera. Quindi, ungendo il tutto di sugna, cominciarono a mescolare quell' intruglio dentro pentoloni per ore. Carlo Magno stava lì appresso ad annusare il profumo. Si sedette alla mensa già inebriato da quell' odore. Cominciò ad inghiottirne qualche pezzo e ne rimase estasiato. «Fatene ancora per stasera», ordinò. I milanesi a quel punto, vollero vendicarsi: «Non possiamo - risposero - non c' è carne perché gli animali di sera non si fanno vedere». «Che animali?», chiese Carlo Magno. «Topi, meglio pantegane!», dissero i milanesi infilzando sontuosi pezzi di stracotto. «La cassoeula si fa con le pantegane?», chiese Carlo emettendo rutti da imperatore. «Sì, più qualche gatto e cani randagi». Con un urlo el maior dei Franchi decise di impiccarli tutti. Lo bloccò il suo consigliere, un saggio a cui dava sempre retta: «Carlo, non farlo! Se li impicchi, girerà voce che li hai condannati per vendicarti dell' affronto d' averti fatto gustare pantegane, gatti e cani bastardi e tu non ci faresti una bella figura. Mostrati soddisfatto e fingi di leccarti le labbra per il gusto e invita tutti i tuoi a mangiarne a strozzo. Vedrai che nessuno poi avrà mai il coraggio di parlarne». Carlo il Grande alzò la brocca colma di vino e urlò: «Evviva! Brindiamo alla cassoeula, regina di tutte le leccornie!»
venerdì 17 luglio 2015
Iscriviti a:
Post (Atom)










